È questo che faccio fatica a capire. Persone come Linus vengono continuamente raccontate come professionisti di grande esperienza, cultura e sensibilità. E allora mi chiedo: perché, avendo il privilegio enorme di parlare ogni giorno a milioni di persone, non utilizzare almeno una piccola parte di quello spazio per fare un vero lavoro di rottura e di ricerca?
Perché “osare” non significa mettere una patina di sofisticazione culturale sopra una programmazione che rimane quasi sempre rassicurante. Osare significa anche disorientare, portare qualcuno fuori dalla propria zona di comfort, fargli incontrare qualcosa che non conosce e che magari all’inizio trova persino ostico.
Non dico di trasformare una radio commerciale in NTS. Ma possibile che non ci sia spazio nemmeno per un’ora alla settimana di vera ricerca musicale? Per chi sperimenta, per le piccole label, per le scene indipendenti, per chi sta realmente cercando nuovi linguaggi?
Io ricordo ancora B-Side di Alessio Bertallot. Una notte, guidando a Milano, sentii lì Flying Lotus. Frequentavo già quel mondo, ma quella cosa mi è rimasta impressa perché dimostrava perfettamente cosa può fare una radio quando qualcuno dentro quella radio ha davvero curiosità, competenza e voglia di portare l’ascoltatore altrove.
Oggi invece siamo continuamente tenuti dentro territori familiari, mentre una quantità impressionante di ricerca musicale resta invisibile. Per incontrarla bisogna andare su NTS, sulle radio indipendenti, seguire le label, entrare nei negozi di dischi e scavare.
Ma perché deve essere così?
Una grande radio non dovrebbe soltanto assecondare il gusto del pubblico. Dovrebbe anche contribuire a formarlo, incuriosirlo, metterlo in discussione, dargli accesso a qualcosa che magari non sapeva nemmeno esistesse.
Gomez si conferma un ottimo giornalista. Linus una bella persona, seria intelligente e assai educata. Interessante questa puntata del programma che seguo da molto tempo.
Io ringrazio infinitamente tutti voi, per i bei momenti passati su Radio Deejay ai tempi di CiaoBelli, dj TIME, i megamix planet, tutti. Linus Fargetta, Molella, Albertino, Dj Angelo.. tutti magnifici. Grazie!
Mi piace sottolineare come e quanto siano cresciuti i ragazzi che lavorano insieme a Linus tutti i giorni . Lo spessore professionale si misura quasi esclusivamente nella capacità e l attitudine a far crescere i collaboratori . Sono di parte ma questo è un elemento oggettivo , sotto gli occhi e le orecchie di tutti .
Grande Linus, intrattenimento sempre molto raffinato travestito da radio leggera. Poi cosa vota Linus non mi importa. Mi interessa che faccia bene il suo lavoro al microfono, e lo fa benissimo ♥
Cecchetto 74 anni, Linus 68 anni Ok bravi, professionali, ci avete fatto divertire, grazie!! Ma adesso basta. Anche in radio, come in tv, come nel calcio e soprattutto come in RAI, ci lavorano persone che dovrebbero essere in pensione… Speriamo che nel giro di 5 anni radio e tv vengano sostituite da YouTube! Libertà di ascolto a costo zero! Capello e Bergomi bastaaaaaa🥶
È questo che faccio fatica a capire. Persone come Linus vengono continuamente raccontate come professionisti di grande esperienza, cultura e sensibilità. E allora mi chiedo: perché, avendo il privilegio enorme di parlare ogni giorno a milioni di persone, non utilizzare almeno una piccola parte di quello spazio per fare un vero lavoro di rottura e di ricerca?
Perché “osare” non significa mettere una patina di sofisticazione culturale sopra una programmazione che rimane quasi sempre rassicurante. Osare significa anche disorientare, portare qualcuno fuori dalla propria zona di comfort, fargli incontrare qualcosa che non conosce e che magari all’inizio trova persino ostico.
Non dico di trasformare una radio commerciale in NTS. Ma possibile che non ci sia spazio nemmeno per un’ora alla settimana di vera ricerca musicale? Per chi sperimenta, per le piccole label, per le scene indipendenti, per chi sta realmente cercando nuovi linguaggi?
Io ricordo ancora B-Side di Alessio Bertallot. Una notte, guidando a Milano, sentii lì Flying Lotus. Frequentavo già quel mondo, ma quella cosa mi è rimasta impressa perché dimostrava perfettamente cosa può fare una radio quando qualcuno dentro quella radio ha davvero curiosità, competenza e voglia di portare l’ascoltatore altrove.
Oggi invece siamo continuamente tenuti dentro territori familiari, mentre una quantità impressionante di ricerca musicale resta invisibile. Per incontrarla bisogna andare su NTS, sulle radio indipendenti, seguire le label, entrare nei negozi di dischi e scavare.
Ma perché deve essere così?
Una grande radio non dovrebbe soltanto assecondare il gusto del pubblico. Dovrebbe anche contribuire a formarlo, incuriosirlo, metterlo in discussione, dargli accesso a qualcosa che magari non sapeva nemmeno esistesse.
Questo, per me, significa osare.