Anche in questa ricostruzione sorgono alcune domande: vengono sparati dei colpi d'arma da fuoco all'interno di un esercizio commerciale in pieno giorno in una zona centrale di una città come Bologna e nessuno ha sentito nulla? Inoltre il fatto che la titolare sia stata anch'essa vittima perché testimone è credibile? I due indiziati, imputati e condannati, erano a volto scoperto, si erano quindi posti come clienti e non come dei rapinatori, pertanto erano indentificabili da chiunque fosse entrato e in grado di riconoscerne le fattezze come infatti è avvenuto. Infine: dal momento dell'uscita del testimone dal negozio al rinvenimento in quel lasso di tempo c'è un buco in cui si sarebbero potuti aggiungere uno o più individui. Una vicenda che definire poco chiara per come è stata derubricata è un eufemismo, non a caso si parla di riaprire le indagini. A distanza di più di trent'anni viene rilasciata una intervista da parte di uno dei condannati. Le dichiarazioni in quest'ultima dicono ben altro rispetto a quelle dell'epoca. Dissimulazione oppure "il tempo è galantuomo"? Fatto sta che si determina un cortocircuito. La domanda da porsi a questo punto sarebbe: cosa dovrebbe essere considerato attendibile? Ciò che fu detto a tempo debito o ciò che è stato detto ultimamente? Le fonti sono sempre le stesse per entrambe ovvero quelle degli agghiaccianti protagonisti nell'ipotesi che fossero sempre e soltanto loro a commettere quelle atrocità. Chi può affermare con certezza che fossero sempre e solo gli stessi personaggi gli autori di ciascun episodio delittuoso attribuito a questa "compagine criminale" e non in concorso con altri rimasti ignoti? Possono essere considerate affidabili le dichiarazioni di chi ha "recitato due parti in commedia"? Ma a parte questo, viene da chiedersi perché a suo tempo, vista l'efferatezza del fenomeno in atto in quei territori, non siano stati schierati dei reparti speciali anti terrorismo per fare controlli e/o pattugliamenti. Non era affatto, per il grado di aggressività e di pericolosità, qualcosa di inedito per tutto quanto accaduto in Italia negli anni precedenti (strategia della tensione). Per il modus operandi erano, al dilà dei possibili moventi, delle vere e proprie azioni di guerriglia sul territorio. L'evidente asimmetria nei rapporti di forza era tale da porre, di fatto, in posizione di evidente svantaggio gli equipaggi delle comuni volanti che infatti hanno avuto in più occasioni, purtroppo, la peggio. Il fatto che, a sentire le varie interviste, si fosse diffuso timore fra gli operatori di pubblica sicurezza è indicativo. Perché non c'è stata proporzionalità nella risposta da parte delle istituzioni e si è continuato a trattare la questione come qualcosa di "ordinario" quando gli accadimenti mostravano tutt'altro? Come si spiega questa protratta sottovalutazione? Quello che resta sconvolgente, per non dire poco credibile, è che uno Stato che dispone di apparati preposti alla sicurezza possa essere tenuto in scacco da un gruppo circoscritto di individui per un tempo così lungo e reiteratamente. È plausibile? A mio modestissimo parere ritengo questa ipotesi alquanto improbabile e pertanto una convinzione mal riposta. Non di rado nelle più controverse e tragiche vicende della Storia d'Italia mancano alcuni elementi per cui l'interpretazione del flusso degli eventi è avvenuta da un certo punto in poi (omettendo uno o più "pezzi") e questi eventi sono rimasti incomprensibili per come sono stati derubricati perché lacunosi nella loro ricostruzione.