L’intervista a Simona Flavia Malpezzi racconta una senatrice attraverso ciò che per lei è più importante: la libertà, la famiglia, la scuola, le radici e la politica come esperienza condivisa. Al di là ruolo istituzionale, emerge il ritratto di una donna che ha declinato, in politica, le esperienze: dal mestiere di insegnante al rapporto con le sue figlie passando per la Pioltello..
Tra la necessità di costruire una società nella quale ogni donna possa sentirsi libera di essere ciò che desidera, senza aspettative o stereotipi, e le difficoltà di conciliare lavoro e maternità Malpezzi si sofferma sul ruolo delle donne di potere, il cui compito dovrebbe essere quello di aiutare altre donne a crescere e a conquistare, a loro volta, il proprio spazio.
La scuola ha segnato, sia quando era studentessa sia quando è diventata insegnante, alcuni dei momenti più importanti della sua vita. Insegnandole, soprattutto, a confrontarsi con le differenze, a combattere per le uguaglianze e a cercare di dire sempre la verità. In una vita passata prima tra i banchi di scuola e poi tra quelli del Parlamento, c’è spazio per una dimensione più intima e privata. Una dimensione che trova i suoi luoghi del cuore tra Pioltello – dove è nata e cresciuta – e la casa dei nonni in Lunigiana, crocevia delle sue radici e delle sue memorie. Memorie che hanno assunto un ruolo centrale nella sua quotidianità da quando la madre si è ammalata di Alzheimer.
La memoria, però, per Malpezzi non è solo un atto privato, ma un esercizio pubblico, collettivo e necessario, come sottolinea citando Primo Levi e lo sterminio consumatosi nei campi di concentramento.
Dall’intervista emerge che, in politica come nella vita, per Malpezzi la cosa più importante è ricordarsi che nessuno gioca davvero da solo e che i risultati più importanti sono quelli che si costruiscono insieme.
L’intervista a Simona Flavia Malpezzi racconta una senatrice attraverso ciò che per lei è più importante: la libertà, la famiglia, la scuola, le radici e la politica come esperienza condivisa. Al di là ruolo istituzionale, emerge il ritratto di una donna che ha declinato, in politica, le esperienze: dal mestiere di insegnante al rapporto con le sue figlie passando per la Pioltello..
Tra la necessità di costruire una società nella quale ogni donna possa sentirsi libera di essere ciò che desidera, senza aspettative o stereotipi, e le difficoltà di conciliare lavoro e maternità Malpezzi si sofferma sul ruolo delle donne di potere, il cui compito dovrebbe essere quello di aiutare altre donne a crescere e a conquistare, a loro volta, il proprio spazio.
La scuola ha segnato, sia quando era studentessa sia quando è diventata insegnante, alcuni dei momenti più importanti della sua vita. Insegnandole, soprattutto, a confrontarsi con le differenze, a combattere per le uguaglianze e a cercare di dire sempre la verità. In una vita passata prima tra i banchi di scuola e poi tra quelli del Parlamento, c’è spazio per una dimensione più intima e privata. Una dimensione che trova i suoi luoghi del cuore tra Pioltello – dove è nata e cresciuta – e la casa dei nonni in Lunigiana, crocevia delle sue radici e delle sue memorie. Memorie che hanno assunto un ruolo centrale nella sua quotidianità da quando la madre si è ammalata di Alzheimer.
La memoria, però, per Malpezzi non è solo un atto privato, ma un esercizio pubblico, collettivo e necessario, come sottolinea citando Primo Levi e lo sterminio consumatosi nei campi di concentramento.
Dall’intervista emerge che, in politica come nella vita, per Malpezzi la cosa più importante è ricordarsi che nessuno gioca davvero da solo e che i risultati più importanti sono quelli che si costruiscono insieme.